Covid-19: Lasciamo il Cavallo di Troia fuori dalle nostre mura

Di Giuseppe Procino

Una epidemia, la più grande e spaventosa da un secolo a questa parte quella di CoVid-19.

Strani “oggetti” i virus. Non sono neanche organismi viventi, tecnicamente parlando. Scherzi della natura. A differenza di batteri, lieviti e cellule animali e vegetali, non si accrescono, non si nutrono, non si riproducono autonomamente, non hanno un metabolismo. Dipendono interamente da una cellula ospite per assicurare la loro sopravvivenza. Un limite della loro natura che possiamo giocare a nostro favore: senza la nostra “collaborazione” un virus scompare.

Un virus, propriamente un Coronavirus, che compiendo un salto di specie dal pipistrello all’uomo, ha svelato quanto fossero impreparati il nostro sistema immunitario e il nostro sistema sanitario.

Complice di questo salto di specie, molto probabilmente, la riduzione di habitat di specie selvatiche, come i pipistrelli, che porta queste ultime sempre più vicine agli ambienti popolati dall’uomo, favorendo l’arrivo all’uomo. Un monito, speriamo compreso dal genere umano, a rispettare la integrità degli ecosistemi ed il valore della biodiversità.

Il virus infetta la specie umana e predilige l’apparato respiratorio, dove entra attraverso microscopiche goccioline di espettorato emesse da un soggetto infetto, i “droplets” che abbiamo imparato a utilizzare nella nostra terminologia corrente.

Il meccanismo di attracco ed ingresso del virus nelle cellule dell’apparato respiratorio è comune ad altri coronavirus (SARS), lega una proteina delle nostre cellule, il recettore ACE2, che il virus riconosce con un meccanismo di complementarietà tipo chiave-serratura, grazie a delle spine (spike) che formano la sua corona esterna.

Molti, per fortuna, sono i cosiddetti asintomatici o pauci-sintomatici. Probabilmente, in questi soggetti, la carica virale con cui sono stati infettati è bassa, oppure le difese immunitarie innate, quelle di primo intervento, riescono a contenere la replicazione virale ed i danni a valle sul sistema respiratorio.

Pochi in percentuale, ma un numero elevatissimo ormai in ogni continente, sono quei soggetti in cui la malattia si presenta in forma devastante. Soprattutto anziani o adulti con altre patologie in corso.

È in profondità che questo virus scatena i suoi effetti devastanti, nei polmoni. Polmonite interstiziale acuta, impennata di citochine infiammatorie che pregiudicano la funzionalità del polmone, ma anche del cuore, dei reni. Trombosi diffuse impediscono al sangue che arriva ai polmoni di ossigenarsi adeguatamente, deprimono i centri di controllo nervosi della respirazione. Il paziente in condizioni gravi viene sedato, intubato e ventilato meccanicamente con ossigeno. Qualcuno ce la fa e ritorna indietro da quell’inferno. In Italia, dall’inizio della pandemia 230.000 casi accertati, più di 30.000 morti per CoVid19.

Non esiste una cura per il CoVid19. Le terapie sono palliative, si sperimentano in tutto il mondo molecole utilizzate per la cura di altre patologie: l’idrossiclorochina, usata per la malaria, il Tocilizumab, un anticorpo monoclonale usato nell’artrite reumatoide, il remdesivir, un antivirale non specifico, l’eparina, un anticoagulante e il siero immune dei pazienti guariti, approccio noto alla medicina sin dai tempi delle epidemie di difterite.

Nel tempo i medici hanno imparato a calibrare l’uso questi pochi strumenti e a riportare alla vita un numero sempre più alto di quei pazienti CoViD19 in grave difficoltà.

Il vaccino, se si sapranno far confluire gli sforzi della comunità scientifica mondiale, non arriverà prima di molti mesi a mettere la parola fine a questa epidemia. E, al netto di tesi complottistiche, è una possibilità concreta. È logico che qualcuno ne trarrà profitto, ma mi chiedo: chi nella propria attività lavorativa non realizza profitto? Forse chi oggi commercia generi alimentari di prima necessità, mascherine e respiratori non ha realizzato profitti dal CoViD? Per cui, auguriamoci che un vaccino ci sia e al più presto. Resuscitare vecchie tesi ampiamente sconfessate sulla pericolosità o, peggio, inutilità dei vaccini è anacronistico e scellerato.

Unica alleata dell’uomo, al momento, è la prevenzione del contagio. La trasmissione avviene per via respiratoria, quindi le vie di ingresso ed uscita del virus vanno schermate. La mascherina è il nostro più grande alleato, oggi come 100 anni fa, quando la terra fu flagellata dalla pandemia di influenza Spagnola, il più grande olocausto di vite umane a cui la nostra specie abbia dovuto soccombere. La mascherina impedisce che le droplets emesse quando si parla, tossisce o starnutisce, arrivino lontano da un soggetto infetto e il virus passi ad un soggetto sano. La mascherina impedisce anche ad un soggetto sano di inalare droplets contenenti virus emesse da un portatore del virus. Un presidio, la mascherina che è entrata prepotentemente nelle nostre vite e che non ci abbandonerà verosimilmente, per molto tempo. A Milano, la città più colpita d’Italia, la indossano anche i manichini nelle vetrine perché è un segno di questo tempo e per invogliare la popolazione ad utilizzarla.

La mascherina può ridurre in maniera significativa la probabilità di contagio. Ma deve essere indossata in maniera corretta. È vero, può dare fastidio, filtrando l’aria in entrata ed uscita dai nostri polmoni, rallenta il flusso di aria e produce, se non si è abituati, una sensazione di “fame d’aria”. Ma ci si abitua, ed anche velocemente.

La mascherina deve coprire anche il naso, è importante!

Una delle prime vie di ingresso del virus è proprio il rivestimento interno (epitelio) della cavità nasale. E prova ne è il fatto che uno dei sintomi più spesso riportato dai malati è proprio l’anosmia, la incapacità di sentire gli odori, dovuta proprio alla colonizzazione delle parti interne delle cavità nasali da parte del virus. Per questo scoprire il naso è pericoloso: ci si può infettare o si può trasmettere l’iniezione.

Molti hanno anche messo in giro presunte teorie sulla nocività del respirare attraverso la mascherina. Nulla di più improbabile in condizioni di vita quotidiana: lavoro, passeggiata, spesa… Se anche la mascherina rallenta, in principio, la eliminazione dell’anidride carbonica dai nostri polmoni, il nostro sistema nervoso provvede immediatamente a compensare questo fenomeno aumentando leggermente la frequenza e l’ampiezza degli atti respiratori per ripristinare corretti valori di ossigeno ed anidride carbonica nel nostro sangue.

La mascherina è un alleato, non un fastidioso castigo imposto dalla legge. Non bisogna vergognarsi di indossarla e non bisogna sentirsi a disagio di consigliare chi ci sta intorno di fare lo stesso. Siamo a disagio nel mettere occhiali scuri per proteggerci dalla luce troppo intensa del sole o nell’aprire un ombrello per proteggerci dalla pioggia?

Altra arma a nostra disposizione per limitare il contagio è il distanziamento fisico, maldestramente tradotto in distanziamento sociale dall’inglese social distancing. Non vi è nulla di antisociale nel rispettare questa prescrizione, anzi! Se i droplet che emettiamo quando parliamo (sì, anche, semplicemente quando parliamo), tossiamo o starnutiamo viaggiano come piccoli proiettili parabolici ben oltre un metro, distanziarci ci mette al sicuro dall’esserne bersaglio.

Sarà una forzatura alla nostra indole italiana, ma si può passeggiare, parlare, discutere, ridere, scherzare, fare l’aperitivo, prendere un caffè o il cicchetto, ANCHE mantenendo la distanza di un buon metro dai nostri amici o compagni di merende.

Per il resto, lavarsi spesso le mani o sfregarle con soluzioni a base di alcol. Perché i virus che non inaliamo attraverso bocca e naso, potremmo raccoglierli dagli oggetti che tocchiamo e trasferirli a bocca, naso e occhi, toccandoli con le mani.

Siamo alla cosiddetta Fase II, due mesi di lockdown hanno prodotto considerevoli risultati in termini di abbassamento della frequenza dei contagi. Il Sistema Sanitario Nazionale ha tenuto, come gli esperti prevedevano. Certo, ci lasciamo alle spalle un bilancio di ricoveri e vittime impressionante, come mai visto nella nostra generazione. L’urgenza di riprendere le attività produttive impone di non poter aspettare la fase di completo esaurimento dei contagi. Siamo di nuovo per strada, possiamo tornare al lavoro, al bar, a ristorante, ma la guerra non è finita, purtroppo. Il fragore si sente ancora intorno a noi. La fase critica si è spostata in altri continenti, Russia, America, Africa, ma non è affatto scontato che il contagio non torni.

Nessuna epidemia nella storia medica dell’uomo non si è affacciata per una seconda volta. Per questo siamo di fronte alla fase più decisiva e più strategicamente importante della partita contro il CoViD19.

La furia di riprendere la nostra vita abituale non è una buona consigliera. Non sarà una estate come quella degli anni passati, non deve esserlo per il nostro bene! Si riparte, è vero. Sosteniamo l’economia, il nostro umore così fiaccato da questo lockdown, ma non scordiamo la prudenza!

È la fase in cui non dobbiamo abbassare la guardia e celebrare la fine della guerra.

Ricordate la vicenda della guerra di Troia? Dopo 10 anni di assedio da parte dei greci, questi abbandonarono l’isola, rifugiandosi fuori dalla vista dei troiani. Lasciarono sulla spiaggia il famoso Cavallo di Troia, zeppo di guerrieri, che i troiani, in preda alla cieca gioia per la presunta fine dell’assedio portarono all’interno della città ed il resto…è Storia.

Anche noi siamo alla fine di un lungo assedio, confinati nelle nostre abitazioni, e tutti siamo contenti di riappropriarci delle nostre abitudini e dei nostri affetti. Ma non possiamo permetterci l’errore dei troiani, far rientrare il virus nelle nostre vite. All’inizio della pandemia si è ricostruito che il virus sia entrato in Europa a Monaco ed il primo paziente che ha innescato la catena di contagio, si sia infettato toccando una saliera contaminata dal virus in un ristorante. Ora, nulla contro i ristoranti, ma ricordo questo episodio per dire che un solo infetto libero di muoversi senza protezione, può innescare nuovamente una epidemia.

Per questo i prossimi mesi devono essere un banco di prova per il nostro senso di responsabilità e per la nostra prudenza. Siamo stati confinati in casa per 3 mesi, era logico vedere i numeri dei contagi scendere. Riprendendo le attività, i contatti fisici e la libera circolazione il virus potrebbe riprendere a circolare. La Puglia è una delle regioni Italiane più popolate d’Italia, la possibilità di contagio cresce nelle zone densamente popolate.

Nel riprendere le nostre attività lavorative e sociali manteniamo il sufficiente livello di distanziamento fisico e protezione individuale. Rispettiamo le regole di igiene, distanziamento e massima occupabilità nei negli esercizi commerciali, luoghi di culto, di svago, palestre, cinema e teatri che frequentiamo. Pretendiamo il rispetto delle regole che ci sono consigliate in questo frangente. Divertimento, cultura, socialità e relax non sono incompatibili con la sicurezza.

Indossiamo per bene la mascherina coprendo NASO e BOCCA e non con la sprezzante disinvoltura e strafottenza con cui abbiamo visto indossare caschi per motocicli non allacciati, ciondolanti al collo o, peggio, portati al braccio. Consigliamo chi sta intorno a noi a fare lo stesso. Rispettare le regole, specie se ne va della salute pubblica, non è un segno di debolezza ma di coscienza civica.
Non dobbiamo sentirci controllati o limitati da decisioni e suggerimenti che lo Stato ci offre per superare questa pandemia e non tornarci dentro. Il tracciamento dei contatti che avremo nelle prossime settimane sarà cruciale per tenere sotto controllo eventuali nuovi focolai di contagio che dovessero accendersi. A breve sarà disponibile una App che permetterà di farlo automaticamente, su larga scala e nel totale rispetto della privacy di ognuno di noi. Utilizziamola! L’ ostracismo che è stato costruito per superficialità o malafede intorno a questo strumento è del tutto ingiustificato. Il tracciamento dei contatti non dice dove e con chi siamo stati ma solo se abbiamo trascorso del tempo con una persona che infetta dal virus del CoVid19

Gli assembramenti sono inevitabilmente una situazione che facilita il contagio, lo dicono scienze come l’igiene e l’epidemiologia, sulla scorta di secoli di studi ed evidenze.

Questa estate potrebbe offrirci la possibilità di valutare modalità alternative di fare le vacanze. Andare in spiaggia sarà un inferno se ci vorremo andare tutti, lo sappiamo, no? Potrebbe essere invece l’occasione per considerare la possibilità di scoprire mete turistiche poco frequentate da vivere in maggiore relax e sicurezza, facendo piacevoli scoperte del nostro territorio.   Ristoranti e bar non potranno essere fruiti come prima per un lungo periodo. Non è colpa dello Stato se gli utili di queste attività caleranno. Aiutiamo perciò queste attività a rimettersi in piedi in sicurezza. Non c’è altra scelta e un nuovo lockdown sarebbe davvero la fine per molti esercizi commerciali.

Lo Stato e le Amministrazioni possono fare ancora tanto in questa fase per promuovere la collaborazione ed il benessere dei cittadini. Innanzitutto, sostenere tutte le categorie che hanno pagato lo scotto più pesante del lockdown. Seri piani di ripresa e di promozione del commercio e della ristorazione, delle attività agricole, sostegni alle iniziative di solidarietà sociale. Chi vede lo Stato come un nemico, o si sente abbandonato da esso, difficilmente collaborerà a rispettare le regole imposte nella fase di ripresa. La comunicazione e l’esempio della classe politica sono fondamentale per promuovere la collaborazione dei cittadini. Manifesti, videomessaggi, comunicazione a mezzo stampa e social media non devono terminare. Se le forze di polizia locale non sono sufficienti a presidiare capillarmente il territorio, almeno devono essere sempre visibili e presenti. I cittadini devono percepirle come alleati nella lotta al CoViD19.

Un ultimo appello è a non condividere informazioni sanitarie, politiche, religiose ed economiche false per mero interesse propagandistico.  Fomentare il malcontento, la sfiducia nello Stato e l’isteria collettiva non aiutano la ripresa.Lasciamo il Cavallo di Troia fuori dalle nostre mura!

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