In bicicletta per rispettare gli altri e per rispettare se’ stessi

Occorre cambiare stile di vita per sostenere davvero un altro modo di muoversi in città. Piccola riflessione a margine della “settimana europea della mobilità sostenibile”.

Sabato 7 luglio ore 10.30. Per una tragica coincidente fatalità due incidenti occorsi alla stessa ora; uno sul micidiale incrocio di via Fontanelle con via Federico II di Svevia, l’altro su via Francescani Riformati all’altezza della chiesa del Crocifisso. Due persone che si muovevano in bicicletta, uno di loro è disabile, travolti da automobili che in quel momento passavano di là. Il caos del traffico del sabato mattina, l’imprudenza, la scarsa attenzione, la fretta di fare mille cose non fatte durante la settimana ed in un istante succede l’irreparabile. Senza voler cercare le cause di questi o di altri analoghi incidenti stradali, quello che accade spesso è la sopraffazione di chi o per scelta personale, o per cause di forza maggiore deve muoversi con un mezzo di trasporto diverso dall’auto, un mezzo inoffensivo, rispettoso dell’ambiente ed economico: la bicicletta. Per legge naturale il più debole è costretto quasi sempre a soccombere al più forte, questo vale anche nella mobilità; chi usa l’auto per muoversi in città affronta di solito con atteggiamento di supremazia (a volte direi anche di arroganza) ciclisti e pedoni, perché l’automobile conferisce al guidatore una sicurezza apparente ed un senso di superiorità tali da consentirgli di esercitare una autorità che in effetti non possiede.

Noi cittadini, spesso inconsapevolmente, schiacciati dal consumismo imperante, nonostante i danni all’ambiente, alle persone ed a noi stessi, comodamente utilizziamo l’automobile perché così fan tutti, per abitudine e per comodità. Anche in tema di mobilità è giunto quindi il momento di ripensare a come ci muoviamo. Questa riflessione, prima di tutto personale e poi magari collettiva, dobbiamo farla per almeno quattro motivi:

  • Rispetto dell’ambiente, salvaguardia della nostra salute e di quella degli altri, tutela dei più deboli, economia familiare e del territorio.

Sono motivazioni essenziali per la vita delle persone e delle comunità, impossibile almeno ogni tanto non pensarci. E nonostante si parli di “mobilità dolce” da tanti anni nei nostri comportamenti quotidiani e stili di vita l’uso della bicicletta per spostarsi non entra nella nostra testa. Si tratta certamente di scelte culturalmente evolute che vedono noi italiani rispetto a tanti paesi del mondo molto indietro. Di conseguenza gli interventi urbanistici in tal senso sono pochi, scoordinati e quindi poco efficaci, è naturale che nelle scelte urbanistiche si pensi ad altro per cui una pista ciclabile, ancorché fuori da un progetto serio di rinnovo della viabilità cittadina, diviene un bell’elemento di arredo urbano fine a sé stesso e spesso senza senso. Gli esempi intorno a noi sono tantissimi e nel nostro paese non mancano opere dove si sono sprecati centinaia di migliaia di euro, opere mai utilizzate perché o inagibili (vedi pista ciclabile realizzata quindici anni fa con buona partecipazione della ex Comunità Montana), o incomplete da anni (quella non ancora completata su via Einaudi), o perché prive di prospettiva di raccordo con una rete di piste ciclabili cittadine (bellissima e inutile quella su via Vicinale La Villa). Pubblica vergogna per un tale spreco di risorse, evidente sintomo di una cultura piegata all’individualismo.

Si tratta quindi, cari cittadini, di cominciare a fare delle scelte ben precise che vanno nella direzione del rispetto del luogo dove viviamo e delle persone che vi abitano. Agli amministratori pubblici il compito di dare l’esempio e poi di mettere in atto scelte precise in questa direzione, a tutti noi cittadini/utenti il compito più impegnativo: quello di cambiare atteggiamento e stile di vita; è di ognuno di noi l’impegno e la scelta non degli altri. Oggi quindi non è necessario, è indispensabile, utilizzare la bicicletta per andare a lavorare, per andare a scuola, per andare a fare la spesa; non bastano le leggi (che pure ci sono), i regolamenti comunali, gli incentivi, è indispensabile che ognuno di noi prenda un po’ di coraggio, ripensi alla comodità di muoversi in auto e inforchi la propria bici, economica, salutare e non inquinante.

È appena trascorsa la “settimana europea della mobilità sostenibile”. Gioia ha partecipato per due anni di fila a questa iniziativa insieme ad altre città italiane con iniziative diverse ad opera dell’amministrazione comunale di cui sono lieto di aver fatto parte e delle associazioni locali; un segno di civiltà e di impegno concreto di una intera comunità, guidata dalla sua amministrazione, nella direzione del rispetto dell’ambiente e delle persone. Nessuna adesione quest’anno e nessuna iniziativa nella direzione della mobilità alternativa. Come mai questo stop? Come mai questo silenzio su un argomento così importante?  Il tempo che viviamo ci chiama a fermarci un attimo, fermarci per pensare a ciò a cui contribuiamo personalmente, nel bene e nel male; una sana riflessione sul nostro modo di muoverci potrà aiutarci ad innescare virtuosi meccanismi personali che, in un secondo momento, diventeranno anche impegno di una comunità.

Buone pedalate a tutti.

 

Gianni Fraccalvieri

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