I gioiesi ed i beni comuni

La nostra città è dotata di strumenti utilissimi per partecipare direttamente alla vita pubblica, vanno conosciuti.

La riforma del titolo quinto della Costituzione, il 2001 è ormai lontanuccio, fra le altre cose pone tutti noi di fronte ad una provocazione: abbiamo la possibilità di intervenire direttamente, personalmente o insieme ad altri, attraverso il nostro impegno in alcune scelte che riguardano il territorio circostante. Come possiamo farlo in concreto?

È l’ultimo comma dell’art. 118 che parla di sussidiarietà orizzontale; esso consente ai privati di svolgere attività legate alla funzione amministrativa. Tale funzione rimane nella titolarità degli enti pubblici ma questi sono chiamati a favorire l’iniziativa privata lasciando ad essa ampi margini di manovra. Storicamente, il principio si deve alla crisi dello stato sociale (welfare state) con la conseguente necessità che siano i privati, anche in forme associate, a sopperire alle necessità dovute a questa crisi. Principio non condiviso da parte di alcuni ambienti politici, ma che assume grande valenza rispetto alla potenziale capacità dei cittadini di sentirsi coinvolti nei processi decisionali e nella amministrazione concreta del territorio.

In effetti l’applicazione di questo principio contiene un elevato potenziale di modernizzazione delle amministrazioni pubbliche in quanto la partecipazione attiva dei cittadini alla vita collettiva può concorrere a migliorare la capacità delle istituzioni di dare risposte più efficaci ai bisogni delle persone e alla soddisfazione dei diritti sociali che la Costituzione ci riconosce e garantisce.

Per sostenere questo principio la passata amministrazione comunale, sin dalla fase elettorale, intuisce e cerca di attuare due strumenti: il sostegno alla nascita dei “comitati di quartiere” ed il “regolamento comunale per l’amministrazione condivisa dei beni comuni”. Il primo è la proposta di uno strumento di aggregazione e di condivisione  sul territorio, il mezzo attraverso cui i cittadini si sentono protagonisti e si riappropriano del proprio ambiente di vita, fuori dal ristretto ambito familiare, riscoprendo identità e valori; il secondo rappresenta una vera strategia di attuazione del principio di sussidiarietà in cui i cittadini, meglio se in forma associata, e la pubblica amministrazione prima condividono le scelte e poi le fanno diventare programmi per migliorare la vita dei quartieri e/o per riqualificarli ed abbellirli.

Dopo un laborioso studio di preparazione nell’apposita commissione consiliare, ad aprile 2017, con integrazione a giugno stesso anno, ormai più di un anno fa, il regolamento comunale per l’amministrazione condivisa dei beni comuni è stato approvato all’unanimità dei presenti del Consiglio Comunale, unanimità che ha sancito la bontà di una scelta ma che ad oggi stenta a decollare.

I primi esempi ci sono già: l’arredo urbano già realizzato da un fiorista in Piazza XX Settembre ed il progetto di una “Bibliocabina” che sta per essere realizzata in Piazza Pinto. Sono ancora poche le pratiche di avvio di iniziative condivise e molto si potrebbe fare se solo questo strumento fosse maggiormente conosciuto, ma soprattutto se cominciasse a sorgere in noi cittadini il desiderio di utilizzare strumenti che già esistono e che consentono di esercitare forme democratiche, rispettose della legge, di partecipazione a scelte che riguardano la collettività. Uno strumento quindi frutto di un pensiero che vede il cittadino al centro dell’amministrazione della città, uno strumento frutto di una “politica dei progetti” dove ogni cosa, prima di essere realizzata, viene pensata nella prospettiva concreta di essere attuata. Uno strumento che i cittadini, singoli o associati possono concretamente utilizzare per la “cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni”. Prima di “fare” le cose siamo quindi fermamente convinti sia necessario “pensare e progettare” in funzione dei bisogni della città evitando guasti e avvio di iniziative di facciata.

Penso che la “partecipazione dei cittadini” sia cosa molto seria che va pensata ed applicata con gli strumenti adeguati. Ora Gioia del Colle questi strumenti li ha. Anche per questo continuo a non comprendere le motivazioni per cui l’amministrazione comunale, che era esattamente incamminata su questa strada, il 16 maggio scorso è stata scelleratamente mandata a casa ed ho colto con soddisfazione la scelta del Commissario prefettizio di approvare le modifiche dello Statuto Comunale (approvato con delibera n. 2 del 24.05.2018 ed entrato in vigore poche settimane fa) in cui gli istituti della partecipazione popolare hanno finalmente un volto.

Personalmente continuerò a sostenere la bontà delle scelte fatte dalla  amministrazione Lucilla in tema di partecipazione e mi impegnerò a far conoscere in tutte le sedi gli strumenti dei “Comitati di quartiere”, art. 60 dello Statuto Comunale, e del “Regolamento comunale sulla collaborazione tra Amministrazione e Cittadini per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni” di cui il nostro comune è oggi dotato.

 

Gianni Fraccalvieri

(di seguito i link del nuovo Statuto Comunale e del Regolamento per la gestione condivisa…)

http://www.comune.gioiadelcolle.ba.it/trasparenza/stat_com

http://www.comune.gioiadelcolle.ba.it/cms/files/90e5dd51-7288-4049-a6a2-5ce145e151f3

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