Lo SPRAR come opportunità di crescita e coordinamento

Sappiamo quanto oggi il tema dell’immigrazione sia avvertito come un problema dai cittadini. Per questo ci preme fare chiarezza sull’intenzione da parte dell’amministrazione Lucilla di iniziare la procedura per l’eventuale creazione di uno SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), onde evitare il diffondersi di informazioni non veritiere e soprattutto strumentali.

E’ noto che nel nostro comune, oramai da diversi anni, insiste un CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria), la cui gestione è definita da accordi intercorsi tra la Prefettura e una struttura alberghiera locale. La gestione del CAS è regolamentata secondo le procedure di affidamento dei contratti pubblici e gli attori sono la Prefettura e l’ente gestore (struttura alberghiera e cooperativa). L’amministrazione comunale non può intervenire in alcun modo, ma può solo “subire” una scelta presa da altri.

Diverso sarebbe per la gestione di uno SPRAR, dove l’amministrazione, in accordo con l’intera Area metropolitana, eserciterebbe un’azione di controllo e di coordinamento, essendo lo SPRAR parte integrante del welfare locale.

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Lo SPRAR, infatti, non è altro rispetto al welfare, né tanto meno ne ricopre un ruolo di supplenza, anche quando gli interventi previsti, in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale, vengano attivati ex novo. In tali casi lo SPRAR deve poter essere considerato come valore aggiunto sul territorio, capace di apportare cambiamenti e rafforzare la rete dei servizi, di cui possa avvalersi tutta la comunità dei cittadini, autoctoni o migranti che siano.

Quindi cos’è giusto che faccia un’amministrazione comunale, subire un fenomeno o governarlo cercando anche di trarne un vantaggio per l’intera comunità?

Il numero degli ospiti non aumenterebbe, ma rimarrebbe sempre contenuto nelle percentuali previste, di contro aumenterebbe la qualità dei servizi forniti. Diminuirebbero le persone costrette all’ozio nell’attesa che la loro posizione venga definita. Uomini e donne già titolari di protezione verrebbero messi nelle condizioni di integrarsi, attraverso l’attivazione di attività e laboratori aperti a loro e a tutti i cittadini che versino in situazione di disagio.

I processi sociali di cambiamento non si possono arrestare, per cui è naturale proporre un nuovo modo di accoglienza portatore di nuove opportunità di crescita per tutta la collettività.

 

Coalizione “Un Impegno in Comune”
Movimento Pro.di.Gio. e Movimento Solidarietà e Partecipazione

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