Homo homini lupus (storie di campagna elettorale)

Non voglio crederci, proprio non ci sto! Ridurre la discussione politica ad un becero attacco “ad personam” è anzitutto un’offesa a tutti i cittadini, i quali saranno chiamati ad esprimere la loro fiducia verso un programma organico e concreto e non alla scimmia che sa urlare più di altre! Sono alla mia prima campagna elettorale, non mi sarei aspettato un accanimento così forte nei nostri confronti. Davanti al nemico comune le bandiere sono riposte, nascoste, la propria identità è snaturata da accoppiamenti improponibili!

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Sarà perché non offriamo posti di lavoro (o la certezza di poterlo conservare), sarà perché non abbiamo venti euro da “prestare” agli elettori, sarà perché crediamo che le attività commerciali meritino una programmazione seria e volta alla promozione del territorio e non “l’aiutino” per poter tirare avanti e campare, sarà perché la puzza dell’alcool offerto alle cene di raccolta voti proprio non la sopportiamo, sarà perché non abbiamo nulla da scambiare con il voto, ma noi proprio non riusciamo a stancarci, non riusciamo a smettere di credere che Gioia possa essere un terreno fertile per “sviluppo e cultura”, auspicando un riscatto sociale, là dove si tagliano i fili alla satira, all’ironia e talvolta anche alla grammatica basilare…

Sono convinto che essere giovani non sia, di per sé, un valore aggiunto, ma una semplice costatazione, e mi sale una rabbia quando leggo degli altri programmi le linee relative alle politiche giovanili: farebbero concorrenza agli spot pubblicitari dei gelati, un assemblaggio piuttosto grossolano di luoghi comuni, slogan, frasi fatte e scritte “perché non puoi non scrivere che i giovani sono importanti”. Ai miei coetanei impegnati politicamente, l’invito più grande è a prendere le distanze dal sistema politico che ha determinato le non-condizioni per rimanere a Gioia, che hanno permesso e permettono le infiltrazioni mafiose, al miglior offerente hanno svenduto la loro dignità, e adesso spingono i cosiddetti giovani a combattere, indottrinandoli con i metodi più turpi e silenziosi, i metodi del terrore. Non accettano il confronto (o forse, più tristemente, non hanno gli strumenti per sostenerlo), “convincono” i dubbiosi ad avvicinarsi a loro proponendo non una reale possibilità di cambiamento, ma caffè e cornetto; rifuggono negli attacchi personali, registrano l’avversario sperando possa fare un passo falso, divorano dall’interno per preservare le apparenze.

Mafia è anche intimidire, mafia è anche sperare che “affiancarsi con il proprio macchinone” (quasi sempre parcheggiato in divieto di sosta e fermata con le caratteristiche quattro frecce) possa spaventare, pronti a scattare foto, registrare video, carpire quante più informazioni dell’avversario; in piazza noi ci presentiamo con 37 pagine di programma elettorale e loro con i post su Facebook, con gli attacchi gratuiti, con le chiacchiere da parrucchiere.

Non ci fermeranno, saremo più forti perché le nostre idee sono più forti, perché le 27.000 spalle che si affiancano alle nostre ci spingono ad andare avanti, a non sottrarci anche difronte allo “squadrismo civico o popolare che sia”.

Risuoni forte nella testa di ognuno di noi che, oggi, è il momento giusto!

 

di Paolo Cantore – candidato Assessore allo Sport – Politiche giovanili – Qualità dell’Ambiente – Rapporti con i Comitati di Quartiere
Coalizione “Un Impegno…in Comune”

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