Trasparenza e innovazione, le idee di Pro.di.Gio. per una città intelligente

Quello della “Smart City” è un argomento che negli ultimi tempi sta richiamando l’attenzione degli attori della politica locale.  Molti si ergono a paladini dell’innovazione facendo finta di non conoscere le cause del pesante gap tecnologico che oggi Gioia è costretta a pagare e le responsabilità delle precedenti amministrazioni. Mentre si organizzano pubbliche conferenze nel nome dell’innovazione, i cittadini gioiesi subiscono il peso della burocrazia con enormi ritardi e disagi, ignari di essere spesso vittime di una malagestione dei bandi di gara per l’acquisizione di beni e servizi ICT.

Molti, infatti, non sanno che la maggior parte degli uffici comunali (anagrafe, tributi, servizi finanziari, urbanistica e così via) sono dotati di sistemi informativi che non possono e non vogliono comunicare tra loro. A quanti è capitato di essere rimpallati da un ufficio all’altro e perdere ore per una banale pratica o per un certificato? Spesso per accelerare le pratiche alcuni sono costretti a ricorrere alle classiche “conoscenze interne”. Verrebbe quasi da sospettare che a qualche politico faccia comodo che il cittadino debba rivolgersi a loro alla ricerca di favori!!

Questo è il risultato di decenni di gestione clientelare degli appalti pubblici, che ci porta oggi nella situazione in cui diverse aziende fornitrici hanno il coltello dalla parte del manico, perché nessuno può pensare di metterle da parte senza arrecare enormi disagi al funzionamento dell’Ente. I dati più importanti dei cittadini, contenuti nei sistemi informatici di queste aziende, sono infatti, gelosamente trattenuti, in modo da non poter alimentare i sistemi informatici di altri uffici, laddove servirebbero.

Questo problema è chiamato “vendorlock-in”, la dipendenza nei confronti di un unico fornitore ed è una piaga molto diffusa che ostacola lo sviluppo e l’efficienza della macchina amministrativa. Per evitare questi fenomeni ed arginare gli sprechi, il legislatore ha inserito, all’interno del “Codice dell’Amministrazione Digitale” (CAD), delle norme (art. 68 e 69) che obbligano le amministrazioni a dotarsi di soluzioni informatiche aperte e sostenibili. Le amministrazioni virtuose in questo ambito sono, purtroppo, pochissime.

Le sfide informatiche da cui partire per rilanciare l’efficienza degli uffici comunali sono legate a termini quali “Interoperabilità”, “Open Data”, “Open Source” e “Riuso del codice”. Cerchiamo di capirne il significato per superare il vizio che ha la politica di trincerare interessi occulti dietro terminologie incomprensibili.

  • Interoperabilità: è la capacità di un sistema informatico di dialogare con i sistemi di un altro ufficio. Ad esempio, l’ufficio tributi di un Ente può attingere ai dati dei cittadini direttamente dall’ufficio anagrafe e le modifiche a questi dati si propagano automaticamente in tutti gli uffici in modo che tutti possano sempre disporre di dati sempre aggiornati.
  • Open Data: è l’ultima frontiera della trasparenza informatica. I dati trattati dall’Ente si rendono disponibili a cittadini, aziende e associazioni che possono utilizzarli o rielaborarli e distribuirli in altre forme, anche commerciali.
  • Open Source: sono software che vengono forniti insieme al codice sorgente. Il codice sorgente è importante perché spiega come funziona un software in tutti i suoi dettagli e consente perfino di poterlo modificare e migliorare. Generalmente l’open source comporta anche un abbattimento dei costi di licenza e il vantaggio di non legare il cliente al fornitore.
  • Riuso del codice: previsto dall’articolo 69 del CAD è la possibilità offerta alle pubbliche amministrazioni di attingere da una banca dati di software Open Source già realizzati per soddisfare esigenze di altre amministrazioni. Con il riuso del codice si abbattono i costi e si favoriscono le soluzioni informatiche migliori.

Questi quattro “ingredienti” rappresentano una solida base di partenza, ma per poter essere davvero efficaci devono essere inseriti nell’ambito di una programmazione strategica che sappia coniugare le migliori pratiche nell’ambito dell’amministrazione digitale. Inoltre per supportare queste scelte, che richiedono un indirizzo politico molto forte, serve un’amministrazione che operi nel completo rispetto della trasparenza e della legalità.

Per questo motivo Pro.di.Gio ha avviato un gruppo di lavoro interno alla coalizione per studiare l’argomento e fare proposte concrete che possano incanalare la nostra città verso un percorso di innovazione sostenibile che abbracci gli ambiti infrastrutturali, economici, sociali, ambientali e tecnologici.

Come nostra consuetudine apriamo il tavolo della discussione a tutti i cittadini onesti che vogliano mettere a disposizione del territorio le proprie competenze. Invitiamo tutti coloro che vogliano collaborare a mettersi in contatto con la nostra redazione.

 

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