Ho visto la politica morire

Negli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto la nostra città, ho visto la politica morire.

Nell’attacco sferrato contro una persona, ho visto la politica morire. Se poi mi accorgo che la persona colpita non è una di quelle sotto indagine, né una persona che è stata arrestata già due volte per reati contro la Pubblica Amministrazione, ma una di quelle che più strenuamente si è opposta ed ha denunciato questo malaffare, allora non ho visto morire solo la politica, ma anche il buon senso, mentre vivo e spumeggiante vedo il “sistema” che vuole “rinnovarsi”.

Ho visto la politica morire nei selfie degli assessori ai festini, a pochi giorni dall’arresto del Sindaco e del coordinatore del partito. Nella domanda di un Consigliere, riferita ad una persona fotografata mentre protestava fuori dalla stanza del Presidente del Consiglio, chiedendo le dimissioni: “E questo sai a chi pagava?”. Ed ho visto la politica morire nella mia riflessione: “Io no, ma se tu sapevi, perché non hai denunciato?”.

Ho visto la politica morire nella convinzione di tanti consiglieri che la rabbia dei cittadini sia dovuta ai commenti sui social network e non alla considerazione che il livello elevato di tassazione sia servito anche a pagare “premi a dipendenti che hanno commesso errori (ed orrori)” per consentire la sopravvivenza di un sistema che più che perseguire finalità pubbliche era divenuto una S.p.A. (una società per affari, i propri).

Ho visto la politica morire in chi si assume la sua parte di “responsabilità politica” dell’accaduto, salvo attaccare l’opposizione, rea di aver fatto passare settimane prima di denunciare questi atti. Atti di cui la minoranza avrebbe dovuto essere al corrente in tempo reale e che, chi aveva la responsabilità di produrre – in quanto pertinenti alle proprie deleghe – ha negato di conoscere.

Ho visto la politica morire in chi mette le stellette delle denunce davanti alle autorità competenti e pensa che si possa utilizzare il Consiglio Comunale per farsi propaganda. Delle mie convocazioni presso le autorità competenti non ho mai fatto pubblicità, ci sono andato diverse volte, anche con altri consiglieri (che non so se desiderano rendere pubblica la cosa), ma non me ne faccio un merito. Reputo l’intervento della Magistratura nella vita politica una patologia del sistema democratico.

Il sistema che sta emergendo dalle indagini e dalla intercettazioni, al di là delle responsabilità penali che saranno successivamente accertate, ha delle precise responsabilità politiche. Com’è stato già affermato, la principale è stata quella di impedire che venissero rescissi i ponti tra dipendenti ed amministratori e che non siano state bandite “protezioni e raccomandazioni”, nonostante le denunce della minoranza. Questo sistema si è potuto perpetrare non solo grazie a Povia e Ventaglini, ma anche grazie a Masi Lenin, a Donvito, alla Taranto e a Colapinto in Giunta e grazie ai voti in Consiglio Comunale di Martucci, di Giannico, di Ludovico, di Falcone, di Tisci, di Antonio Mancino, di Erasmo Mancino (fino alle dimissioni, che hanno seguito l’arresto per reati contro la pubblica amministrazione, per i quali nel rito abbreviato il PM ha chiesto la condanna a 4 anni di reclusione) prima e di Dongiovanni poi, di Antonicelli e di Bradascio.

La patologia, tuttavia, non dobbiamo nascondercelo, affonda le sue radici nel corpo elettorale: troppi cittadini non si interessano della cosa pubblica ed esprimono il proprio sdegno non votando. Tanti altri, con il proprio voto, hanno sostenuto questo sistema, in molti lo hanno fatto in maniera quasi inconsapevole, non votando uno di questi candidati, ma votando il proprio parente che era inserito in una delle decine di liste create ad hoc per consentire l’elezione di ciascuno di essi.

Adesso che ho visto la politica morire, mi auguro di vedere Gioia rinascere.

Rinascere nei movimenti civici non personalistici, nelle eccellenze del territorio, nella legalità e nella trasparenza, nei cittadini che mi auguro recuperino la consapevolezza dell’importanza del proprio voto.

Donato Lucilla

il titolo è un richiamo al componimento “Ho visto la poesia morire” della poetessa gioiese Isabella Capozzi

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