Verso la costituzione del Comitato di quartiere

Si è tenuta sabato 5 ottobre 2013 la 1^ assemblea dei cittadini della “zona 167” della nostra città finalizzata alla comprensione de i motivi per cui è necessario costituire il comitato di quartiere.

L’assemblea è stata organizzata da alcuni dei residenti nel quartiere ad est della città ed è stata sostenuta dal Movimento PRO.DI.GIO. che, tra le sue finalità principali, ha quella di stimolare l’organizzazione dei cittadini finalizzata a vivere da protagonisti il proprio territorio.

Ha introdotto i lavori Maria Elena Magistro. Il primo degli interventi è stato quello di Carlo Resta, che ha affermato che questo strumento è un tipico esempio di democrazia partecipata. Non è un percorso inventato per creare un nuovo partito ma è strumento per la partecipazione dei cittadini che decidono di associarsi per un fine comune. Il titolo 5° della nostra Costituzione, in particolare l’art. 118, comma 4° è stato recentemente modificato allo scopo di

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introdurre il “principio di sussidiarietà” e in quest’ottica il comitato di quartiere si inserirebbe come strumento partecipativo a sostegno dell’attività dell’amministrazione comunale. La rappresentatività, da sempre delegata ai partiti, diviene così strumento nelle mani dei cittadini che possono, se lo vogliono, riappropriarsene.

È seguito l’intervento di Pasquale Bonasora, vice direttore dell’associazione “Cercasi un fine”, promotrice di diverse scuole politica negli anni scorsi ed ex consigliere comunale a Conversano. Secondo Bonasora uno dei cambiamenti più grossi della nostra società riguarda il ruolo dei partiti che da soli ormai non riescono più a governare. È necessario trovare strumenti nuovi. La crisi emerge soprattutto su due diverse aree. L’AREA DEI DIRITTI. La crisi dello stato sociale conduce ad una società che non è in grado di assicurare diritti basilari. L’AREA DELL’APPARTENENZA. È sempre più in crisi la partecipazione democratica da parte dei cittadini. Anche il ruolo dell’amministratore pubblico oggi è più difficile: multiculturalità, scarsità di risorse, … In definitiva è indispensabile oggi l’impegno di tutti i cittadini che devono riscoprire la “cittadinanza” come valore e come possibilità di contribuire alla costruzione dei propri diritti. Questo lavoro di costruzione di relazioni nuove, spetta a tutti perché è diritto/dovere di tutti diventare cittadini attivi. I cittadini attraverso i comitati di quartiere hanno la possibilità di intervenire direttamente nella politica cittadina, contribuire alla crescita democratica di tutta la città oltre che del proprio quartiere.

STRATEGIE. Il comitato di quartiere può contenere al suo interno il punto di vista delle associazioni, delle imprese, delle associazioni sportive, di ogni realtà presente sul territorio. Si mobilitano così le risorse della città, i saperi dei singoli diventano così patrimonio di tutti. Questa possibilità non è da considerare come un’arma contro l’amministrazione comunale, ma una nuova forma di partecipazione. Chi rappresenta le istituzioni deve, per legge, sostenere l’impegno dei cittadini organizzati. I principi che regolano l’amministrazione della città sono quindi cambiati per cui oggi è determinate la partecipazione. Amministrazione e cittadini oggi devono essere sullo stesso piano per regolare la vita della città. Per realizzare ciò è indispensabile un cambio di mentalità: pubblica amministrazione e cittadini devono trovare insieme le soluzioni, ognuno con il proprio ruolo. Questo nuovo modello partecipativo apre quindi le porte all’appartenenza.

Sono seguiti gli interventi di alcuni cittadini che hanno vissuto in passato il modello partecipativo del “comitato spontaneo di quartiere” come risposta alle problematiche che insorgevanoe/o che facevano emergere l’incapacità della pubblica amministrazione a fare delle scelte condivise e condivisibili.

È intervenuto il vice sindaco dott. Filippo Donvito (peraltro residente della 167) che ha ribadito come oggi sfidare il positivo in termini di partecipazione, sia estremamente necessario e da incentivare. Si è detto d’accordo con la necessità che siano i cittadini portavoce di istanze che così possano poi portare a scelte condivise sul territorio. Il comitato di quartiere inoltre può essere un aiuto per superare l’individualismo dilagante; su questo tutti gli organi preposti dovrebbero impegnarsi di più sul versante educativo.

Ha chiuso la serata Pasquale Bonasora che ha sottolineato come, viste le esperienze precedenti, bisogna andare oltre i comitati di scopo. A Gioia del Colle bisogna seriamente ragionare con l’amministrazione comunale in quanto va rivisto il sistema di partecipazione previsto dalla statuto comunale nella direzione di un maggior coinvolgimento dei soggetti presenti sul territorio. Un suggerimento ai cittadini è quello di prendere familiarità con il bilancio comunale perché attraverso la sua analisi si può comprendere il lavoro che è necessario fare.

Ottimi i suggerimenti e gli spunti di cui il costituendo comitato dovrà far tesoro.

Possiamo certamente affermare che l’assemblea ha costituito un primo importante momento per l’avvio di questo nuovo percorso che può vedere a Gioia, finalmente, i cittadini protagonisti attraverso una dinamica che, dal basso, dal vissuto personale, basandosi su

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relazioni che si rinnovano, stimolando l’appartenenza e la partecipazione, può portare alla costruzione di una città nuova.

Prossimo appuntamento, a breve, sarà una nuova assemblea di quartiere in cui si cercherà di passare alla fase della elezione dei rappresentanti.

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