Gioia del Colle: l’insostenibile politica imbarazzante del #PD!

La domanda allora sorge spontanea, e cioè se si tratti di una sorta di esercizio masochista per dimostrare quanto ci si possa autoflagellare o di esercizio comunicativo per dimostrare quanto si riesca nel confondere le idee ai propri “fedeli”. Un giocatore di poker sa che bluffare è un’arte che va saggiamente gestita e mai utilizzata come normale e velleitario tentativo per sopperire alle proprie incapacità. La vecchia politica, non tanto vecchia poi visto il pieno regime con cui è applicata da quasi tutti i partiti, è fatta di spartizione di potere in ragione dei numeri, ergo il PD di Gioia è nelle mani di coloro che ne assicurano la sopravvivenza (Povia, Masi, Ludovico) e che ne comandano i destini. E allora non si capisce perché un segretario di partito, mai capace di incidere sulla benchè minima decisione, debba fare sfoggio di illuminate considerazioni politiche, se è ben evidente a tutti che valgono meno di parole al vento. Se l’intento è quello di dare una parvenza di leadership, allora verrebbe da suggerire che il bluff poteva esser efficace solo la prima volta. Se l’intento invece è quello di dare una sferzata alla componente “democratica” del partito, allora forse dovrebbe esser chiaro che lì nessuno può cambiare nulla ed Enzo Cuscito ne è stato un esempio.

Nonostante il muro di Berlino sia ormai caduto da quasi 30 anni, si continua a credere che simboli ed ideologie del passato possano da sole esser garanzia di buona politica. Sono le persone che fanno la differenza e la loro capacità di aggregarsi per perseguire interessi personali piuttosto che il bene comune. È evidente che Masi, De Giorgi, Ludovico, Giannico sono ben lungi dal solo ascoltare le indicazioni di quel direttivo fantoccio, ma piuttosto perseverano nei loro obiettivi personali, per nulla intimoriti e completamente consapevoli che quel nuovo che avanza, maleodorante di un vecchio stantio, sarà il nuovo coacervo della locale ”intellighentia” democratica.

Allora le energie fresche e positive di un ridicolo PD, semmai ce ne fossero, insieme a quelle di ogni altra parte, dovrebbero trovare un naturale approdo in un nuovo cantiere di idee, progetti, impegno, che sappia attuare il giusto distinguo dalle persone che continuano ad interpretare la politica come strumento a servizio del proprio egocentrismo o dei propri interessi. Non è più il tempo della contrattazione, dell’accordo, ma è il tempo delle idee contrapposte e degli uomini che si schierano l’un contro l’altro armati del coraggio delle proprie idee. Gli ultimi eventi ed il recente consiglio comunale hanno dato la giusta misura di quanto la politica sia intrisa di personaggi che poco o nulla hanno a che fare con il velleitario e tanto sventolato ardore democratico di un partito, il PD che, nè a livello nazionale nè ancor di più a livello locale, riesce ormai a garantire un minimo di dignità e coerenza democratica. Nonostante ci si renda conto di essere in presenza di un’aggregazione proiettata al pieno soddisfacimento delle ambizioni e degli interessi di singole persone attraverso la classica spartizione di poltrone, cui nessuno sembra sottrarsi, diventa davvero stucchevole, oltre che patetico, il tentativo di coloro che, pecore smarrite tra un branco di lupi, cercano un coraggioso riscatto, elevandosi a saccenti politologi prodighi di consigli o giudizi su come la politica dovrebbe esser condotta, o sui comportamenti di chi invece dimostra quotidianamente con i fatti coerenza tra il pensiero e azione.

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