Trasformazione e qualità urbana: quale futuro per Gioia del Colle?

Crediamo di poter svolgere un ruolo attivo nelle scelte progettuali per la trasformazione della nostra città? Questa è la domanda che noi cittadini dobbiamo porci, perché è importante decidere di assumere un ruolo propositivo nella progettazione urbana, così come le stesse normative nazionali ormai da anni suggeriscono. Probabilmente, negli ultimi decenni, i cittadini gioiesi sono stati scettici verso la propria capacità di influire sulle scelte dell’Amministrazione e dell’Ufficio Tecnico circa gli interventi sulle strade, sul verde, sulle piazze.

Bisogna invece invertire questa tendenza ad allontanarsi dalle decisioni che riguardano il nostro vivere quotidiano: serve riappropriarsi della propria città, di quegli spazi pubblici in cui trascorriamo il nostro tempo libero, di quelle strade che percorriamo quotidianamente.

La città del futuro non potrà essere una “nuova città” poiché le costruzioni del nuovo sono sempre più limitate e mirate. Gioia del Colle, nel futuro, sarà invece il risultato delle trasformazioni della città attuale e della giusta valorizzazione della città storica. Questo processo di trasformazione e riqualificazione deve tornare a coinvolgere tutti i protagonisti del vivere urbano: amministrazione, tecnici e cittadini tutti.

Potrà sembrare una visione utopistica, mi si potrà ribattere che è difficile “ascoltare” le necessità di tutti e che molti non hanno intenzione di “partecipare”. A questa probabile obiezione voglio rispondere che il processo di “partecipazione attiva” è sicuramente impegnativo e richiede degli anni durante i quali “costruire” un dialogo costante sulle idee, sulle visioni, sui “sistemi” della città, in modo da coinvolgere i cittadini nella fase progettuale e non a cantieri avviati senza preavviso o attrezzature per il gioco dei bambini installate senza collaudo.

Dovremmo quindi attendere anni prima che i cittadini possano sentirsi partecipi del progetto della propria città? Dovremmo attendere che siano i cittadini a “bussare alle porte dei palazzi amministrativi” per consegnare idee e progetti? Credo che ci sia una soluzione più immediata, nell’attesa che la partecipazione alla progettazione diventi “matura”. La soluzione è osservare i cittadini, registrarne gli spostamenti, verificarne le esigenze attraverso studi specifici dei flussi del traffico, delle presenze negli spazi pubblici, studi demografici e censimenti sulle problematiche. L’amministrazione ha costantemente “sotto gli occhi” il modo in cui i cittadini vivono la città, ha la possibilità di monitorare parcheggi, verde attrezzato, luoghi pubblici (non solo le piazze, ma anche le ville urbane, il mercato cittadino, le strade).

Gli studi di fattibilità in urbanistica servono proprio a questo, a verificare lo stato di fatto, i costi e le previsioni di gestione delle opere.

I cittadini sono già i promotori della trasformazione urbana ogni qual volta scelgono di frequentare un luogo o di affollare una strada, ogni qual volta si registrano aumenti di denunce per danneggiamenti causati dallo stato di strade o spazi a verde, ogni qual volta si verificano incidenti per attraversamenti pericolosi, ogni qual volta, dinanzi alle scuole, si vede aumentare il degrado.

Ricorrendo ad una metafora, questi fenomeni sono i sintomi dei problemi di una città, che spesso il paziente non sa descrivere, e se un medico non sa fare la giusta anamnesi, non sa porre le giuste domande e non sa cosa osservare, è impossibile trovare la cura. Durante una cura, bisogna anche capire quale parte del corpo è più forte, per dosare al meglio i medicinali. Per questo sarebbe importante rispondere alla domanda “su cosa punterà Gioia del Colle per il suo futuro?”.

Il progetto per la “Riqualificazione urbana di via Roma e piazze collegate” rispondeva correttamente a questa domanda, dimostrava una visione estesa della città ed una prospettiva nuova per quanto riguarda la mobilità e la qualità degli spazi pubblici collegando Piazza Kennedy con Piazza Luca D’Andrano. La storia di questo progetto rischia però di tradirne i buoni propositi.

Ricordiamo brevemente, infatti, che il progetto è stato avviato attraverso un Concorso di Idee del 1996, il progetto vincitore è stato decretato nel 1998 e l’approvazione del Progetto Definitivo è del 2000.  Essendo ovviamente troppo onerosa un’esecuzione più rapida, si decise di avviare la realizzazione delle opere per stralci consecutivi, partendo dal tratto pedonale di via Roma, poi Piazza Luca D’Andrano ed ora lo stralcio di progetto denominato “Piazza Kennedy e via Roma carrabile”. Lo stesso titolo del progetto ci aiuta a comprendere come il tratto di Via Roma, partendo dal Liceo Classico fino a Piazza Kennedy, era considerato un tratto carrabile, ed il progetto iniziale infatti non prevedeva la sua completa pedonalizzazione, ma la riqualificazione dei marciapiedi ed una estesa area pedonale solo presso Piazza Kennedy.

Il mese scorso, il cantiere è stato avviato senza alcun preavviso, e l’ultimo stralcio di un esteso progetto di riqualificazione ha iniziato a prendere forma, senza la presenza di disegni complessivi e descrittivi che avrebbero permesso ai cittadini di comprendere quanto stava accadendo. Immediate le proteste dei residenti e dei commercianti della zona per la segnaletica installata, che non è mai stata la segnaletica provvisoria per i lavori in corso e che rendeva via Leonardo da Vinci un vicolo cieco.

In corso d’opera, il progetto inizia a modificarsi, si realizzano dei  tratti di raccordo tra la nuova pavimentazione di via Roma e via Leonardo da Vinci e via Celiberti e si comunica che queste due strade resteranno collegate da un tratto carrabile. Compaiono allora ben 20 dissuasori fissi in pietra, ben diversi dai due dissuasori mobili previsti dal progetto iniziale solo per delimitare il tratto pedonale esistente di via Roma. I dissuasori fissi delimitano una curva di raccordo tra via Leonardo da Vinci e via Celiberti, lasciando intendere che la restante parte di via Roma resterà pedonale. Il cantiere avanza ed all’incrocio con via Ludovico Ariosto viene realizzato un ben fatto attraversamento pedonale ed un raccordo con la pavimentazione di via Roma. Il tratto di via Roma tra i dissuasori dinanzi al Liceo e piazza Kennedy sarà allora pedonale o carrabile? Forse lo si sta ancora decidendo? Perché posizionare 20 dissuasori fissi se poi sarà comunque carrabile? Perché pavimentare tutti quei metri quadrati di strada con i relativi costi, se poi sarà carrabile come previsto dal progetto iniziale?

Probabilmente sono in corso numerose varianti di progetto, che sarebbero potute diventare spunto per nuove soluzioni riguardanti il disegno della pavimentazione o gli arredi urbani.

Il raccordo in curva delimitato dai dissuasori fissi presenta inoltre qualche “ombra”: la presenza di una curva sarebbe dovuta essere accompagnata da un allargamento della corsia carrabile esistente invece che da un suo netto restringimento; il tratto pedonale ed il tratto carrabile sarebbero dovuti essere chiaramente distinguibili attraverso una segnaletica rispondente alle norme del Codice della Strada ed agli accorgimenti progettuali obbligatori per i disabili e gli ipovedenti (si poteva cambiare il materiale o il disegno della pavimentazione o delimitare i percorsi con una fascia di pavimentazione di differente colorazione); l’altezza dei dissuasori è forse superiore al necessario; la visibilità notturna dei numerosi dissuasori doveva forse essere assicurata da un’illuminazione a pavimento.

L’idea di favorire una mobilità sostenibile, decongestionare gli spazi pubblici dal traffico, è sicuramente corretta e da perseguire, però si devono considerare alcuni fattori. Il tratto pedonale (forse) di via Roma sarà lungo complessivamente circa 300 metri, creando un limite alla mobilità delle auto e degli autobus. Bisognerà trovare un modo per favorire la fruizione pedonale di via Roma, permettendo ai cittadini di lasciare le macchine nelle vicinanze quanto meno delle testate del percorso pedonale, e creare spazi idonei ad ospitare eventi o favorire la sosta dei cittadini per evitare che la strada resti poco frequentata nelle ore serali.

Quanto fino ad ora descritto rappresenta la volontà di una partecipazione nella trasformazione urbana, la volontà di confrontarsi su proposte, accettabili o criticabili che siano.

Il progetto di riqualificazione di Piazza Kennedy è strettamente correlato con i progetti che stanno riguardando la riqualificazione del fascio ferroviario. Sembrano ormai davvero urgenti le opere di riqualificazione e messa in sicurezza del ponte di via Giovanni XXIII e dei sottopassi di via Dante, in previsione della chiusura definitiva dell’attraversamento dei binari su via Dante. L’Amministrazione sta procedendo nella definizione ed approvazione definitiva del progetto degli ascensori in prossimità dei sottopassi di via Dante, che serviranno a superare i binari.

Su questo progetto Donato Lucilla aveva già dimostrato le sue perplessità durante il consiglio comunale dello scorso dicembre, chiedendo se erano stati fatti i necessari bilanci circa i costi di gestione  dei  quattro ascensori a lungo termine, ribadendo come per un’opera pubblica sia necessaria una programmazione pluriennale ed un’attenta valutazione dei costi di manutenzione. Una recente delibera conferma che il progetto sta procedendo in maniera spedita: ancora una volta non si è avuto modo di discuterne con la cittadinanza.

Durante la nostra Convention, abbiamo presentato una proposta alternativa, ovvero la realizzazione di un sottovia ciclo-pedonale che avrebbe permesso di sopperire alle difficoltà tecnico-impiantistiche di uno scavo nella profondità richiesta da un sottovia carrabile. Questa proposta alternativa continua ad essere per noi interessante e forse si poteva discuterne in maniera costruttiva, in quanto si collegherebbe con il progetto di via Roma e Piazza Kennedy e permetterebbe di risolvere la netta divisione della città causata dalla chiusura del passaggio a livello. Il percorso cliclo-pedonale permetterebbe di riqualificare questa “ferita” urbana,  andando a costituire una piazza coperta in cui sarebbe possibile vedere i due fronti sottostanti i binari senza la percezione del pericolo. Interventi di questo tipo sono molto diffusi ed anche recentemente sono stati realizzati esempi architettonicamente molto interessanti.

Al centro della nuova progettazione urbana vi è il concetto di Smart City, ovvero di una città “furba”, intelligente e resiliente, capace quindi di “risollevarsi”, facendo leva sui propri punti di forza, riqualificando aree storiche e periferie, basandosi su un sistema della mobilità calibrato, tagliando gli sprechi grazie ad un monitoraggio delle reali esigenze dei cittadini, utilizzando l’innovazione e l’uso di fonti energetiche rinnovabili per risparmiare e aumentare la coesione sociale. Un tema interessante delle Smart City è ad esempio quello dei rapporti tra Amministrazione e Gestori di Energia, per i risparmi sull’illuminazione pubblica ad esempio, oppure l’uso dei Concorsi di Idee per costruire una nuova immagine della città, ed ancora l’attenzione all’europrogettazione per accedere a nuovi fondi internazionali.

Ricordo anche che è sbagliato pensare che questi argomenti siano troppo lontani dalla nostra realtà, che siano “belle parole” irrealizzabili, perché nella vicina Noci hanno utilizzato lo strumento interessante del Contratto di Quartiere, il Comune di Conversano ha realizzato una pista ciclabile estesa e ben collegata ed ha avviato diverse iniziative per il reale incremento della cultura della mobilità sostenibile (tra cui contributo per l’acquisto di biciclette). Insomma, non si deve andar lontano per osservare piccole e grandi iniziative che dimostrano la possibilità di progettare bene con i cittadini. A volte è utile guardarsi intorno ed essere pronti all’autocritica e al cambiamento.

Può allora Gioia del Colle trasformarsi in modo Furbo ed Intelligente? Può diventare una città Smart? Sicuramente sì, ma attraverso un profondo cambiamento delle modalità di gestione delle opere pubbliche, unico strumento per avviare una corretta interazione con cittadini ed investitori privati.

Le proposte di Prodigio sono mirate e concrete:

  • Piano strategico della mobilità sostenibile con conseguente rivisitazione dell’attuale Piano del Traffico attraverso l’analisi dei flussi di traffico e la pianificazione di Zone 30 e Zone ZTL centrali e periferiche;
  • Riqualificazione delle strade, degli archi monumentali e delle corti urbane del centro storico;
  • Riqualificazione del verde attrezzato e del verde per lo Sport, con priorità per le aree in prossimità delle scuole ed attraverso la partecipazione ai Bandi nazionali ed europei;
  • Messa in sicurezza dei sistemi di attraversamento dei binari ferroviari (ponte e sottopassi) e valutazione di proposte alternative al progetto degli ascensori;
  • Ripensamento delle strategie di “attrazione” degli investimenti dei privati, dotando di servizi i quartieri sforniti in modo tale da innalzarne la qualità e l’interesse per gli investitori (perché non pensare ad una nuova dislocazione della Coop o di iniziative simili presso la 167 invece che realizzare piste ciclabili isolate?);
  • Avvio urgente del Tavolo Tecnico per la redazione del PUG (Piano Urbanistico Generale), ormai necessario per la costruzione di una visione delle trasformazioni urbane e lungo termine e la discussione progettuale sui Sistemi Urbani (Mobilità, Verde e Riqualificazione degli spazi pubblici) con la contemporanea pianificazione della progettazione partecipata dei cittadini.

Voglio però rimarcare un concetto che dovrebbe davvero guidare il cambiamento nelle politiche urbane: le decisioni devono essere prese in base all’analisi dei Dati e non alla conta dei Consensi.

 

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