Crisi economica e lavoro: come creare nuove opportunità di sviluppo

In questo momento l’Italia non riesce a mantenere la macchina dello stato: è come una famiglia che guadagna 2000 € al mese, ma spende 2500€ solo per le spese necessarie, creando debito e recessione. Uno dei motivi principali è il costo eccessivo della politica oltre ad una pressione fiscale altissima, che minaccia seriamente il futuro dei nostri figli, azzerando le risorse dedicate allo sviluppo, facendo perdere migliaia di posti di lavoro e spingendo i nostri migliori talenti, spesso i nostri figli, a fuggire altrove.

Quali soluzioni?

Una possibile ricetta per migliorare la situazione è quella di favorire l’imprenditorialità sul territorio, creando delle microrealtà economiche positive, che insieme generano sviluppo.

L’ISTAT ha analizzato l’imprenditorialità in Italia, pubblicando numeri inquietanti che indicano per le aziende un tasso di mortalità positivo ed in crescita: muoiono più aziende di quelle che si creano.

La stessa analisi ha messo però in evidenza un altro dato interessante: le aziende che riescono a sopravvivere a distanza di tre anni aumentano il loro personale di quasi il doppio. Ciò significa che una politica di sviluppo nel medio e lungo termine, volta a favorire l’insediamento di nuove realtà produttive sul territorio, può portare ad un significativo aumento di posti di lavoro, che si traduce in sviluppo.

In attesa di politiche economiche illuminanti dall’alto, una soluzione consiste nel creare sviluppo partendo dal basso, favorendo l’imprenditorialità sul territorio.

Le possibili soluzioni:

  1. Creare nuove opportunità e valorizzare il talento dei nostri figli
  2. Favorire l’insediamento di nuove aziende sul territorio per attirare nuovi capitali
  3. Analizzare le potenzialità del territorio.

1) Creare nuove opportunità e valorizzare il talento dei nostri figli

Creare nuove realtà produttive sfruttando i talenti del territorio e puntando sulle nuove generazioni significa investire nei nostri figli onestamente.

PRO.di.GIO. sta investendo nell’informazione e formazione su nuovi metodi di finanziamento dal basso, che consentano a chiunque voglia esprimere il proprio talento di trasformare in realtà la propria idea imprenditoriale.

Questo metodo di finanziamento si chiama crowdfunding, che tradotto  letteralmente significa“ finanziamento della folla”. Lo scopo principale non è solo quello di raccogliere fondi attraverso la rete,  ma soprattutto condividere il progetto con milioni di utenti. In tempi di crisi economica è difficile, se non impossibile, reperire fondi per avviare un’impresa, perché è difficile garantire la sicurezza dell’investimento.

La rete diventerebbe il “business angel”, il finanziatore principale, e soprattutto darebbe modo al futuro imprenditore di valutare a priori il successo dell’idea, attraverso quel test di marketing gratuito che è il numero di consensi raccolti in rete a supporto dell’iniziativa. Diventa così più facile e meno rischioso dare il calcio d’inizio ad un’impresa.

Condividere un’idea significa rendere pubblico il progetto perché sia discusso, finanziato, reso reale. Il crowdfunding si basa sulla condivisione, sulla democratica partecipazione di chi crede nella creatività, quella buona. Basta una connessione a Internet ed un computer perché il tuo progetto non sia più solo tuo, si relazioni con i tuoi – si spera – sostenitori. Con internet, infatti, ora è possibile modificare le proprie abitudini relazionali e migliorare la propria posizione lavorativa: rendere concreta un’idea non è più un’utopia.

PRO.di.GIO. ha creato uno spazio web basato principalmente sul crowdfunding, che ha come scopo nobile quello di “aggregare le idee” e renderle reali, chiamato #AggregateIdeas.

Il sistema di funzionamento è molto semplice:

1) si compila un modulo online che descrive l’idea che si vorrebbe realizzare

2) lo staff di PRO.di.GIO analizza l’idea e la valuta

3) l’idea è  pubblicata e condivisa online  per cominciare a raccogliere fondi sul portale di crowdfunding o proporre la partecipazione dell’iniziativa ad eventuali bandi per finanziamenti pubblici.

Favorire l’insediamento di nuove aziende sul territorio per attirare i capitali

Le nuove tecnologie web sono efficaci, ma possono non bastare: l’ideale è creare azioni concrete sul territorio che amplifichino la forza della condivisione sul web.

Ecco due possibili azioni:

1) un incentivo di 25.000€ per avviare un’azienda sul territorio gioiese

2)l’esenzione dal pagamento delle tasse comunali per i primi 5 anni.

Nuove realtà aziendali  favoriranno tendenzialmente nuove assunzioni di personale sul posto, stimolando un maggior consumo sul territorio e attivando nuove microrealtà economiche.

Dove trovare le risorse ?

Occorre un’entità operativa che debba promuovere, informare, stimolare lo sviluppo del territorio: potrebbe essere uno Sportello Sviluppo Operativo, ma che sia realmente operativo, composto da personale affamato del proprio lavoro: non solo un nuovo posto occupato abusivamente da qualcuno che ha le conoscenze giuste, come spesso accade !!!!

Lo Sportello Sviluppo Operativo potrebbe essere una StartUP, un’associazione composta da giovani di talento del territorio. Si creerebbero così lavoro e competenze, portando ad un vero e proprio investimento sul territorio.

Ma come alimentare questa azione di sviluppo in tempi di ristrettezza economica ?

La ricetta è eliminare tutte le voci di costo inutili e improduttive della pubblica amministrazione, salvaguardando la spesa per il sociale e l’istruzione, e dedicarle ad azioni di sviluppo sul territorio. In concreto le due vie per ottimizzare le risorse possono provenire da un’analisi seria dell’organizzazione degli uffici, come PRO.di.GIO ha proposto nel suo programma politico.

Un esempio di spreco è la figura del Segretario Comunale che percepisce circa 150.000 € all’anno, come è possibile rilevare dai dati pubblicati online sul sito del Comune (peraltro non aggiornati). Credo che con la metà si possa vivere dignitosamente, in modo tale da destinare 75.000 € per il finanziamento di 3 nuove StartUp.

Analizzare le potenzialità del territorio: il marketing territoriale

Il marketing territoriale può essere una chiave fondamentale per lo sviluppo del territorio e anche per le casse comunali, che sarebbero rifocillate da nuove entrate che non siano tasse, per sostenere le necessità di una città come Gioia del Colle.

Lo Sportello Sviluppo Operativo, che ho descritto sopra, può assumersi il compito dell’analisi e dell’applicazione di un piano di marketing territoriale nel breve, medio e lungo termine.

L’obiettivo del marketing territoriale è valorizzare le eccellenze di un territorio per attirare nuovi capitali.

Una delle eccellenze gioiesi sono le nostre maestranze casearie, tra le migliori a livello nazionale. Tentativi di associativismo mediante consorzi, specie al SUD, sono stati fatti in passato, ma purtroppo sono tutti falliti. In questo senso, la DE.CO. (Denominazione Comunale) rappresenta una nuova forma di associativismo legata al territorio, avendo come garante un ente pubblico, scevro da interessi commerciali sul prodotto a differenza del privato.

La DE.CO. non è un marchio di qualità, ma la carta d’identità di un prodotto, un’attestazione che lega in maniera anagrafica un prodotto/produzione al luogo storico d’origine, un bene che nessuno potrà imitare, frutto della tradizione.

In questo modo le imprese locali non devono preoccuparsi di investire in azioni di marketing, spesso dispendiose e senza risultati, dedicando completamente  le loro risorse alla produzione.

L’ente pubblico e quindi lo sportello per lo sviluppo avrebbero il compito di creare una struttura efficiente, capace di attirare nuovi capitali anche da nuove fonti (vedi il turismo).

Un esempio di piano di marketing territoriale applicato al territorio con successo è quello di Minori, un comune in provincia di Salerno con 2864 abitanti, all’ombra dei luoghi più conosciuti della costiera amalfitana. Ebbene,   negli ultimi 3 anni, Minori ha investito nel turismo, triplicato le entrate del comune ed entrando in competizione con la stessa Amalfi.

Un’altro esempio è Tula, un comune di 1611 abitanti, in provincia di Sassari, dove è stato fatto un piano di marketing territoriale che prevedeva investimenti nelle energie rinnovabili, in particolare l’eolico, in grado di sostituire completamente la famosa e odiata IMU: Tula è, infatti, uno dei pochi comuni italiani in cui i cittadini non pagano l’odiata imposta.

 

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