La realtà dei fatti e la sua rappresentazione: riflessioni

Recentemente ho fatto un viaggio di lavoro e casualmente, al rientro, in stazione, ho incontrato una mia amica, nonché collega. Abbiamo fatto il viaggio insieme e dopo i soliti convenevoli ed i saluti di rito, la stanchezza della giornata, complice la lunghezza del viaggio, ci ha fatto addormentare.

Il giorno dopo, un compaesano che viaggiava nello stesso scompartimento e che quindi mi aveva visto, ha detto a mia moglie: “So per certo che ieri Donato non era in casa: ha dormito accanto ad un’altra donna”. Come giudicare chi fa un’affermazione del genere? Formalmente ha rappresentato la realtà: non avrei potuto negare di essere stato fuori casa né potevo negare che avessi dormito vicino ad un’altra donna.

Certo, il piccolo particolare che fossimo su un treno, di pomeriggio, in carrozze aperte, renderebbe diversa la storia, sicuramente meno divertente, ma più attinente a rappresentare la realtà e a modificare in maniera sostanziale il giudizio che mia moglie si farà sulla vicenda. Ma quei piccoli dettagli sarebbero stati poco funzionali alla finalità perseguita dal compaesano che voleva semplicemente screditarmi agli occhi di mia moglie.

Credo che questa metafora possa ben rappresentare quanto sia difficile il mestiere del giornalista e quanto saldi debbano essere i suoi principi affinchè possa adoperarsi per cercare di rappresentare le vicende, così da rendere i lettori in grado di formarsi una propria opinione libera ed informata sui fatti. Credo sia questo lo spirito che ha animato grandi giornalisti, quali Montanelli, Biagi ed altri.

Poi ci sono giornalisti che hanno una propria opinione e tendono a rappresentare la realtà in maniera funzionale alla propria idea affinché i propri lettori si convincano della bontà delle sue ragioni. È il caso di altri grandi giornalisti contemporanei, il cui massimo esponente credo possa essere identificato in Emilio Fede.

Mi sia concesso l’utilizzo di questa metafora in modo che chiunque legga queste brevi riflessioni possa farsi una propria, libera ed informata opinione riguardo al caso dei permessi di cui ho usufruito per partecipare ad attività formative dell’Anci. Chi ha seguito la polemica che ne è seguita, conosce già la vicenda, che vorrei solo brevemente ripercorrere.

Nel giugno scorso, dopo aver superato delle selezioni a livello nazionale, sono stato ammesso a frequentare un Master organizzato dall’Anci (l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) per attività formative,

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rivolto specificatamente a giovani amministratori under 35 e riservato a 30 persone. Il Master si sarebbe svolto prevalentemente di venerdì e di sabato, a Roma. Prima dell’iscrizione, ho chiesto al Comune di Gioia del Colle l’autorizzazione ad utilizzare dei permessi previsti dal Tuel (Testo Unico degli Enti Locali) per la frequenza del corso. Autorizzazione che mi è stata concessa dall’Ente e a seguito della quale mi sono iscritto a mie spese (versando una caparra di mille euro) ed ho partecipato al corso, utilizzando per la giornata di venerdì il permesso retribuito ed impegnando ovviamente anche il sabato. Naturalmente sono state a mio totale carico tutte le spese di vitto, alloggio, trasporto e quant’altro.

Il costo sostenuto dall’Ente, pertanto, è rappresentato dal rimborso del permesso al datore di lavoro che eroga lo stipendio, così come avviene per la partecipazione alle commissioni o ai consigli comunali.

Prima del consiglio comunale di dicembre, mi è stato notificato un parere reso dall’Anci che affermava che i permessi previsti dal Tuel non spettassero per attività formative, seguito da un intervento in consiglio comunale, successiva conferenza stampa, diversi articoli su varie testate locali che mettevano in discussione la correttezza del mio operato.

Per dovere di cronaca, riporto il testo del quesito che era stato inoltrato:

“Un consigliere ha chiesto di partecipare a sue spese al corso di formazione specialistica in amministrazione municipale usufruendo dei permessi di cui all’art.79 comma 4 del dlgs n. 267/2000 e sim. Si chiede se i permessi per formazione rientrano nelle 24 ore previste dal citato articolo …per espletamento del mandato”.

Personalmente ho ritenuto il quesito non rappresentativo della realtà, poiché ometteva due “particolari” non irrilevanti, e cioè che la formazione fosse erogata dall’Anci stessa e che ero stato precedentemente autorizzato dal Comune (così come prevede il Tuel agli artt. 79 e 85).

Ho chiesto dunque al Segretario Comunale che venisse inviato un quesito integrativo che dettagliasse meglio la vicenda, cosa che avevo già chiesto durante il Consiglio Comunale, ma che è stato inoltrato solo sul finire di gennaio.

Per chiarezza riporto il quesito integrativo:

“Dal momento che nel quesito del 9-11-2012 si è parlato genericamente di formazione specialistica, è opportuno specificare che l’attività formativa in questione è il Master in Formazione Specialistica per giovani amministratori organizzato dall’Anci. Prima dell’iscrizione al corso il consigliere ha chiesto all’Ente autorizzazione all’utilizzo dei permessi ex art. 79 comm 4 Tuel indicando chiaramente che tali permessi sarebbero stati utilizzati per partecipare ad attività dell’Anci. Tale richiesta è stata accordata dal Segretario Generale dell’Ente in data 26/06/2012, prima dell’avvio delle attività didattiche del corso. Il consigliere ha chiesto l’utilizzo dei permessi dietro presentazione di certificati di presenza al corso che vengono rilasciati dall’Anci, rendendo inequivocabile il collegamento tra il permesso richiesto e la partecipazione ad attività formativoistituzionali organizzate dall’Anci stessa. In considerazione dei due elementi aggiuntivi rispetto al quesito precedentemente formulato (e cioè che i permessi vengono utilizzati per partecipare ad attività dell’Anci e che il consigliere era stato preventivamente autorizzato all’utilizzo degli stessi), si prega di chiarire se tali permessi possano essere fruiti dal consigliere in questione”.

La risposta definitiva dell’Anci è stata:

“Con riferimento alle ulteriori informazioni fornite riteniamo che nel caso di specie i permessi di cui all’art. 79, comma 4, spettino all’amministratore comunale (…)” .

 

Credo di non dover aggiungere nulla affinché chiunque legga si possa formare una propria opinione libera ed informata.

 

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