2008-2012 Sagra della mozzarella: la solita bufala

Sagra: festa popolare in occasione del raccolto o per la celebrazione di un prodotto tipico. Così recitano i dizionari italiani. Peccato che di popolo alla sagra della mozzarella se ne è visto ben poco. O meglio, il popolo c’era ma per la maggior parte era quello

very probiotics up cialis without prescription products sally on cialis 5mg for rough mother.

che la mozzarella la conosceva sin troppo bene tanto da contribuirne alla manifattura, al trasporto della materia prima, all’allevamento dell’animale origine della suo siero. In parole povere, il popolo partecipante alla sagra come da molti anni a questa parte, era costituito quasi esclusivamente da allevatori, caseari, trasportatori del latte della zona. Di residenti dei comuni limitrofi neanche l’ombra.

Ma come fare una colpa ai “forestieri” se disdegnano la sagra nostrana per buttarsi a capofitto a Sammichele ove la zampina (di cosa? Non lo si è mai capito!) regna sovrana, a Noci tra pettole e castagne, a Putignano, a Locorotondo, a Turi, etc. Non è colpa loro se la “benedetta dalle alte cariche dello Stato, Sagra della Mozzarella di Gioia del Colle” la si organizza anno dopo anno, con un’ottusità inaudita, intorno alla piazza del paese, concentrando in pochi metri quadrati l’evento che più di altri dovrebbe essere simbolo identificativo della cultura, del turismo e dei prodotti tipici gioiesi. Non è colpa dello sventurato forestiero se dopo decine di chilometri si ritrova schiacciato tra le persone accalcate intorno ai pochi stand che circondano la piazza. Non è colpa del turista se giunto alla sagra trova ad accoglierlo un poco noto artista, con molto note ristrettezze di repertorio, accompagnato da un tristemente noto presentatore.

Povero entusiasta ramingo in terre gioiesi, che t’aspettavi l’evento dell’anno ed invece vorresti scappare al più presto. Anche perché, effettivamente, dopo qualche minuto di passeggiata intorno alla piazza, dopo due pestoni della calca, dopo aver perso mezzora per assaggiare una mozzarella, contesa con i denti, la clava ed il fetor d’ascelle dal troglodita che ti sta davanti, che sembra non mangi da giorni, dopo aver cercato un punto silenzioso della piazza ove riposare le orecchie da “zitelle” che non se ne può più, non ti resta che, sconsolato, prendere la via di casa e scrivere “MAI PIU’” sul manifesto della “Sagra della Mozzarella di Gioia del Colle” che capeggia la bacheca vicino al tuo portone. Eppure, ad ogni cambio di amministrazione si spera che qualcuno si accorga che c’è qualcosa che non va. Che i turisti non vengono. Che i residenti la snobbano. Che sul palco si inscena l’elogio della noia. Si ha l’abitudine di osservare con sorriso beffardo tutto ciò che va male intorno a noi. Sarebbe il momento di iniziare anche a guardare ciò che c’è di buono fuori dalle nostre mura. Ed in molti tra i gioiesi lo fanno. Poi ci si lamenta della scarsa vitalità delle serate a Gioia.

Perché non prendere quel che di buono si fa a Noci, ad esempio. Dove la sagra è una scusa per attirare turisti da ogni dove e farli passeggiare tra un assaggio e l’altro lungo le vie del centro storico che nulla ha da invidiare a quello gioiese. Lì, in maniera un po’ più lungimirante, han capito che dislocare gli stand nei vicoli, sotto gli archi, nei borghi, li fa apparire numerosi, stimola il visitatore alla scoperta, crea la possibilità di inserire tra un percorso e l’altro eventi di strada, artisti, gruppi musicali. A Sammichele hanno capito, invece, che la loro risorsa è nell’artista di punta, in piazza, per tutti. Così mentre a Gioia cantava Beppe Junior, il comitato della Sagra della Zampina esponeva manifesti con Fiorella Mannoia e Gianluca Grignani. Erano più coloro che guardavano i manifesti di quelli che erano rivolti verso il palco. Qualcosa vorrà pur dire. Se si utilizzasse l’intero centro storico, come mirabilmente fatto per il Festival delle Arti e Gli Artisti di Strada, per distribuire i vari stand, alternandoli a gruppi musicali locali, a cabarettisti, giocolieri, etc. lasciando alla piazza centrale esclusivamente il palco ove ospitare un artista con almeno tre brani di repertorio e di questi uno inciso tra il 1900 ed il 2008, sarebbe già un grande successo e la Sagra della Mozzarella potrebbe ambire a ben altre prospettive.

Se poi, la mozzarella simbolo di un territorio fosse la scusa per raccogliere, associare, promuovere tutta una serie di prodotti tipici locali, per avvicinare giovani alle bellezze storiche e culturali della città, per dare nuova luce ad un centro storico antico e ricco di tradizioni, ad un castello che ad oggi non ha neanche una guida, neanche un opuscolo in due lingue, ad un parco archeologico dove i morti della necropoli sono più dei visitatori, ad un territorio che con adeguati percorsi a piedi o in bici potrebbe essere mostrato durante i giorni di sagra ai turisti ed ai forestieri in tutta la sua bellezza, allora sì che cibo, cultura e territorio potranno davvero donar lustri ad una città coi paraocchi, ove il bello è tenuto nascosto ai più.

Roberto Cazzolla

 

25/08/2008 – Fonte: http://xoomer.virgilio.it/controcorrente-rivista/Controcorrente%20Gioia.htm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...